I più giovani non possono ricordarselo, ma nel secolo scorso era molto in voga l’espressione “Ha dda venì’ Baffone!”. Più che una speranza, era una sorta di monito ai governanti dell’epoca affinché non tirassero troppo la corda, per non rischiare che prima o poi arrivasse qualche epigono del feroce Stalin e mettesse finalmente le cose a posto, senza riguardi per alcuno.

Bastava avere un faccione severo e dei baffoni imponenti per far venire in mente il viso dell’uomo forte dell’allora Unione Sovietica, quello capace di riservare trattamenti non proprio benevoli a chiunque avesse il coraggio di avversarlo. Non è che oggi, dalle parti della Piazza Rossa, le cose vadano in modo molto diverso, ma questo è un altro discorso…

Se andate a Ischia, sappiate che c’è un posto davvero inconsueto che, oltre a ricordare quel tempo e quel motto, rappresenta un piccolo tempio della cucina tradizionale dell’isola, una taverna semplice e di gran valore.

Ci si arriva solo a piedi, con le barchette che fanno servizio taxi da Sant’Angelo verso la spiaggia dei Maronti: bisogna farsi portare all’altezza di Cavascura e da qui camminare per qualche centinaio di metri, per la stradina sterrata che si addentra in una stretta gola e sale verso le antiche terme romane omonime. Lì troverete, sulla vostra sinistra, una taverna letteralmente scavata nel tufo, che porta ancora il nome del fondatore. E’ la Taverna Pietropaolo.

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Cosa c’entra con Stalin? Molto, perché proprio questo era il soprannome che la gente del luogo aveva dato al fondatore, e che da allora è rimasta l’etichetta di tutta la sua stirpe. È quello che accade regolarmente nei paesini del Sud, dove troppe persone portano lo stesso cognome e dove solo con un “contranome”, come si dice da queste parti, è possibile riferirsi in modo univoco ad una determinata famiglia.

In realtà, l’appellativo richiama il nome del dittatore sovietico, ma napoletanizzandolo in “Stalìno”, con l’accento sulla “I” e con la “O” finale (più o meno per le stesse, misteriose ragioni per cui il cognome del conte Camillo Benso per i Napoletani diventa Càvour).

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Non è ovviamente un posto per gastrofighetti, ma un piccolo, formidabile esempio di come si possa fare qualità senza compromessi, trasferendo pari pari nell’attività commerciale quelli che sono i fattori distintivi (irripetibili altrove) della cucina familiare contadina: ingredienti di prim’ordine, provenienti in larga misura dagli orti di famiglia e dal mare dell’isola, e tecniche di preparazione semplici, con cucina a vista. Il tutto supportato da una esperienza antica, interpretata oggi in modo impeccabile dal nipote di Stalìno, Leonardo Iacono, che guida la cucina, dove operano la moglie e il resto della famiglia, e dai suoi figli Vincenzo e Rosalia, che curano il servizio ai tavoli con una efficienza davvero inconsueta per un locale di livello così informale. Un esempio? Provate a far cadere una posata per terra, per esempio, e misurate dopo quanti secondi arriverà uno di loro a sostituirvela.

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L’offerta ristorativa della taverna è la stessa da sempre: l’unica differenza è che oggi, con l’avvento della quarta generazione, c’è un’insegna che campeggia all’ingresso del locale, esiste un menù, scritto anche in inglese, tedesco e russo, e c’è persino una pagina Facebook.

Ma di sicuro qui non c’è spazio per quei tristi compromessi da “menù turistico” a cui spesso scadono tanti ristoratori che hanno la fortuna di operare in località di villeggiatura ma che non hanno quella visione di lungo periodo che fa davvero la differenza fra il banale “far da mangiare” e il saper offrire un’esperienza irreplicabile altrove, perché legata a doppio filo al territorio e alle sue tradizioni migliori.

Qui la fanno da padroni le cozze, il coniglio, i pomodori, la frittura di paranza, le percoche appena sbucciate e tuffate nel vino e tanti altri piatti semplici e cucinati ad arte, con un unico obiettivo: che tutto sia fresco e fragrante, proprio come a casa di un contadino o di un pescatore che abbiano sposato una grande cuoca.

Il risultato è che il livello di soddisfazione di chi qui pranza (o cena, ma solo su prenotazione) riesce ad essere miracolosamente lo stesso, sia che si tratti di un turista napoletano, milanese, tedesco o russo, che magari ha ormeggiato il suo yacht nella rada lì davanti, sia che si tratti di un venditore ambulante di abbigliamento da spiaggia o dell’operaio che lavora nel cantiere vicino. O anche della cancelliera Merkel, che col marito da Stalino non manca mai, tutte le volte che gli impegni di governo le consentono di trascorrere una breve vacanza nell’isola che ama.

Una soddisfazione resa ancora maggiore dalle zeppoline al limone finali, fritte al momento e servite ancora calde con un velo di zucchero, e dal conto, che rappresenta il miglior esempio di come si possa ottenere il massimo in quello che gli americani considerano il vero indicatore di qualità di un servizio, che loro chiamano “value for money”.

Taverna Pietro Paolo Detto Stalino

Indirizzo: Spiaggia Dei Maronti, Via Iesca, Località Cavascura, n 10, 80081, 80070 Serrara Fontana NA, Italia

Giorni e orari di apertura: Aperto tutti i giorni a pranzo e cena

Telefono: +39 081 905870

Author Antonio Lucisano

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