Non c’è nulla di male nello scegliere la strada più breve.

Non c’è nulla di male nello scegliere quella in discesa, più diritta, insomma quella più semplice.

Lo dirò per sempre, alle mie figlie, ai miei amici. Anche un falco selvatico attaccando uno stormo di piccioni, per sua natura, ucciderà sempre la preda più debole, quella che gli richiede meno energie per portare a casa la cena. Non solo non c’è nulla di male, ma anzi su questo si fonda probabilmente l’equilibrio naturale del pianeta: minimo sforzo massimo risultato. Ed è quello che ho fatto io, per 40 anni. Ho percorso una lunga discesa, con tanti piccoli ostacoli, si, ma pur sempre una discesa.

La laurea, un minimo di gavetta (che mi è pesata sin da subito) e subito soldi in tasca, tipica vita, insomma, di un «figlio di papà», mediamente intelligente, mediamente studioso, mediamente brillante.

Nel 2005 l’ascesa al «trono» dell’azienda familiare, mi porta a diventare titolare della farmacia che porta il mio cognome da quasi un secolo, erede quindi, non solo di un’azienda, ma di un concetto, di una storia, piccola, ma pur sempre una storia. Tutto sommato una bella storia, fatta di lavoro e intuizioni, a cui anche io ho partecipato con orgoglio, sempre in conflitto con la tradizione ma anche con la modernità.

Noi quarantenni d’oggi siamo sempre stati degli ibridi. Non abbiamo vissuto a pieno gli anni 80, perché troppo piccoli, e neanche gli anni 90 perché troppo grandi. Ci siamo ritrovati nel 2000 quasi per caso. A 6 anni guardavamo Goldrake, che era il seguito di Mazinga, che però da noi sarebbe uscito anni dopo.

Ecco forse ci sentiamo proprio così come Alcor che guidava il disco volante nella prima serie italiana di UFO Robot. Lo vedevamo come uno sfigato rispetto ad Actarus, che invece pilotava Goldrake. Non avevamo la minima idea che Alcor in realtà fosse Koji Kabuto che ben prima di Actarus, nell’universo immaginario che tanto ci affascinava, pilotava Mazinga Z. Ecco noi quarantenni di oggi siamo esattamente così. Come Alcor. Sfigati ma non troppo. Eroi ma non troppo.

Eppure sarà per la totale assenza del «parental control» che qualcuno di noi sbrocca. Chi diventa un genio. Chi diventa un pluriomicida. Io a 42 anni sono diventato un paninaro. Ma un paninaro a tutti gli effetti eh, non uno di quegli imprenditori che «beh apro un ristorantino, ma solo pochi tavoli, una roba da elite».

Proprio un paninaro con tanto di furgone con il tetto idraulico, di quelli che si vedono ai concerti, insomma.

Certo l’ho fatto nel miglior modo possibile, come se fossi Alcor, ma non troppo, come se fossi un eroe ma non troppo. Ho capito che forse la discesa non è ancora finita, e che la strada è lunga, ma sarà la mia.
E sulla mia strada c’è Soulburgers

Author Ettore Vivo

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