Avevo, credo diciassette anni quando trovai a casa di un amico un vhs ancora inviolato dello spettacolo “A me gli occhi…please” .

Venduto come inserto dell’”Unità” e poi dimenticato su un mobile a prender polvere.

Proietti lo conoscevo perché faceva ridere forte mia madre quando appariva in qualche trasmissione e anche me quando avevo modo di trovarmi presente.

Quel filmato me lo porto a casa e comodo sul divano inizio a guardarlo.

L’onda d’urto di tutto quello che mi è arrivato addosso in quelle due ore scarse di spettacolo si ripercuote ancora oggi e come le opere importanti non scolorisce visione dopo visione ma si palesa ancora di più.

L’uomo sornione in pantaloni neri e camicia bianca con il baule sulle spalle che arriva sulle note di una Roma lontanissima ma mai perduta, la commedia umana e la malinconia inquietante ancorata a Petrolini, agli stornelli, alla poesia popolare, che disseminata per tutto lo spettacolo ci porta a un Rugantino tanto improvvisato quanto perfetto nella sua essenza.

Nel mezzo ci sta di tutto tranne che la banalità.

Il piacere e la capacità di dissacrare ogni cosa e di consacrarne un’altra, dal baule, fuoriescono come emorragie di impulsiva necessità cantori cantanti e cowboy.

Linguaggi e azzardi, operai e dottori, drammatici docenti.

Il terrificante spirito dell’attore di strada che minaccia e inquieta e il teatro vittoriano, la coscienza intelligentemente politica e la satira.

Una cultura abbondante inarrestabile magistralmente rimasticata e resa cibo per tutti senza distinzione.

Ecco il grande merito di Proietti è di aver nutrito tutti con una cultura tanto variopinta quanto austera fino a quel momento.

In “A me gli occhi…please”, raggiunge la consapevolezza di aver sfondato quella porta di vanità di una certa cultura classista e di poterla grazie al suo imparziale talento (in altre parole onestà e modestia) riportarla a nuova vita.

Se un domani venisse meno in questo paese il ricordo della tua arte, avremmo raggiunto la massima soglia di aridità tollerabile da un essere umano.

Author Daniele Lencioni

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