L’ufficio era decisamente pieno di persone, parole e discorsi senza sosta, perché ognuno doveva dire la sua, anzi, doveva far vedere che diceva la sua.

Tanto erano sempre i soliti discorsi pensava una bella donna sulla trentina che passeggiava guardando la città dalle grandi vetrate. Quanto accanimento, ma in fondo li capiva, verso di lei d’altronde l’attenzione arrivava in altri modi e allora che se la sbrigassero tra di loro, della mia presenza qui a questo punto se ne potrebbe fare anche a meno, pensava.

Sempre lievemente annoiata, ma anche appena eccitata si fiondò in sordina fuori dalla porta, aggiustandosi il cappotto in ascensore e senza telefono in tasca.

Lo stradone metropolitano gridava subito il suo caos, ma l’aria fredda che sentiva in punta di naso la rigenerava, si abbassò il cappello sugli occhi e si incamminò.

Accelerò il passo, anche se limitatamente e per un tempo circoscritto era comunque in fuga, ogni tanto si voltava, diciamo ogni sei/sette vetrine, ma nessuno la cercava, forse proprio adesso si starà chiedendo di me qualcuno, pensava.

L’aria fredda adesso si faceva sentire anche sotto agli strati di stoffa che la ricoprivano, vide un’insegna di un bar che portava dentro ad un grande portone e lo designò come il giusto rifugio prima di tornare alla sua vita.

Un grazioso corridoio la condusse a una bella sala, con tavoli semplici e vuoti, nessun cliente e tutto molto preciso, personale non se ne vedeva, impugnò allora una sedia, ma ci ripensò subito, il tempo per sedersi non c’era, una cosa veloce al banco per riprendere energia e poi tornare indietro.

Cercò il barman ma non si vedeva, la sala però a un certo punto girò l’angolo e sopra tre scalini si intravedeva un piccolo banco bar piuttosto nascosto.

Slacciandosi sfrontatamente il cappotto, con discreta ondulazione delle tette si presentò davanti al bar.

Un giovane uomo, piuttosto abbronzato stava poggiato di schiena e chinato sul suo telefono ignorava tutto il mondo intorno.

-È possibile bere qualcosa in questo posto!-

L’uomo alzò gli occhi quasi di scatto, e un po’ per la bellezza, un po’ per l’irritazione della donna si rimise colpevolmente in piedi.

-Salve! Mi scusi ma proprio l’avevo sentita arrivare.-

La donna piegò notevolmente la gamba fino alle chiappe, si impugnò una scarpa e gliela mise davanti al naso.

-Con queste scarpe è impossibile non sentirmi arrivare…-

-Beh, non ha tutti i torti.- sorrise lui.

-Non perda tempo a mandarle troppi messaggi, tanto li leggerà senza attenzione. Se li leggerà. Posso ordinarle?- disse, mentre si sedeva sullo sgabello e rimetteva la scarpa al suo posto.

-Prego, mi dica cosa desidera…-

-Mi faccia un succo di pomodoro ben condito; anzi, oggi un po’ d’alcol male non ci sta: mi faccia un Bloody Mary!-

-Certo, signora, si accomodi pure: glielo porto subito al tavolo!-

-No, di tempo non ce n’è, lo consumo qua con lei, se posso…-

-Volentieri!-

La donna si sfilò totalmente il cappotto e lo mise sullo sgabello vuoto accanto. Vide un grosso specchio sulla parete vicina, ma per potervisi specchiare dovette alzarsi, tanta era fioca la luce.

-Sa- disse il barman -mi capita raramente di fare Bloody Mary. A una donna poi!-

-Ha ragione, anche per me è un’eccezione; veda di farmelo come si deve allora!- replicò lei, mentre si accomodava i capelli.

E lui riprese.

-Un po’ per il sapore, sa, un po’ per la storia che si porta dietro…-

-Per la storia, diceva…- riprese lei dopo un attimo di silenzio.

-Sì, insomma, la storia dello specchio di notte, dove, a lume di candela, arriva un certo spirito e predice il futuro marito della signorina che vi si specchia o addirittura la morte e le disgrazie della signorina stessa.-

-Ah, questo dice la storia, eh?- disse lei, ritirandosi un pochino e girando un attimo il capo verso il barman, ma continuando comunque a specchiarsi.

Lei alzò una mano per coprire la luce riflessa nello specchio e, nella penombra ancora più accentuata della sua immagine, perse per un attimo il confine dei suoi occhi.

Allora lui, dopo aver speziato bene il bicchiere, con la bottiglia di vodka in mano continuò.

-Sì, la storia racconta appunto che, per chiamarla, Maria la Sanguinaria bisogna nominarla un numero preciso di volte, ma guai a guardarla negli occhi, sennò invece che svelare il futuro ti porta via l’anima!-

-Beh, qualche volta l’abbiamo già nominata allora.- disse la donna, divertita, tornando a specchiarsi con la schiena dritta.

La vodka dentro il bicchiere veniva adesso inondata dal succo di pomodoro e il ghiaccio e tra le mani del barman cominciò a roteare.

-Dicono che sia di una ragazzina quello spirito, morta schiantata in auto o seppellita viva dai genitori, o addirittura morta in gravidanza. Infatti alcuni hanno raccontato di averla vista comparire con il figlioletto accanto.-

La donna si allontanò dallo specchio per niente impressionata, ma rapita e completamente distaccata dalla sua realtà fuori da quel luogo.

-Quante cose assurde si sentono!- disse lei, sedendosi sullo sgabello e infilandosi le mani tra i capelli.

-Già, ma alla fine la vera Maria Sanguinaria, rimane quella che fu regina d’Inghilterra- aggiunse, sorridendo.

-Ah, sì? E cosa fece di tanto terribile?- replicò lei con sguardo affascinato.

-Beh, per far tornare cattolica l’Inghilterra con la forza, non si fece scrupolo a versare a fiotti il sangue della sua gente- disse, mentre immergeva il gambo di sedano nel rossore del drink.

-E di far cadere molte teste innocenti…- disse, mentre tagliava una fetta di limone direttamente sopra il bicchiere, fetta che vi cadde rovinosamente dentro e con forza , facendo colare il drink sulle pareti esterne del bicchiere e schizzò la mano e il polso della donna, che rimase ferma, senza ritrarla.

Allungò poi quella mano tutta chiazzata di rosso e impugnò il bicchiere, impiastricciandola ancora di più. Deglutì tutto in due vigorose sorsate e posò il bicchiere, strascicando la mano sul marmo bianco del banco, lasciando lunghe strisciate rosso sfocato. Si pulì infine la gonna.

-Molto buono. Davvero.- disse, infine.

-Mi fa piacere…- rispose lui e aggiunse -Si consideri nostra ospite, ma mi deve promettere che tornerà a trovarci!-

-Se si ripresenterà l’occasione…- concluse lei, mentre si incamminava sui tacchi alti e spariva nella desolazione della sala e nell’abisso della città.

Author Daniele Lencioni

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