Quarantacinque anni fa, la mattina del 2 novembre, all’Idroscalo di Ostia, giaceva per terra il corpo martirizzato di uno dei poeti più illuminati del Novecento.

L’orrenda violenza di quella notte, tanto esplicita e rudimentale nella sua logica meccanica di causa/effetto, lascia invece trapelare dai molti fori della rete la celebrazione di un gesto complesso, a lungo raggio, lo spietato banchetto selvaggio a cui hanno partecipato in molti, al buio, di spalle.

Pasolini, il messaggio oltre la morte

La morte non è la fine, cantava Bob Dylan, o meglio, è la fine della materia umana, ma non dell’ideologia.

Certamente Pasolini vivrà a lungo, lo si percepisce dalle celebrazioni.

L’ho percepito io venti anni fa quando ho preso per la prima volta in mano “Ragazzi di vita” e ne vivrà altri e tanti perché mio figlio, speriamo, possa avere voglia di leggerlo.

Ma nel caso di Pasolini questa consolazione è relativamente misera.

Pasolini esprimeva la sua poesia per immagini.

Murales Pasolini

Murales Pasolini

Le sue parole prendevano la forma della composizione, della prosa, dell’articolo, del dramma, ma tutto questo non era concepito solo per l’auto celebrazione sua o del lettore.

Era tutta materia viva che impattava sulla società in maniera dirompente.

Pasolini nella sua essenza e nella sua esistenza viveva il fuoco costante della denuncia di un sistema, allora in fase di cambiamento, che ha poi definito in maniera stupefacente quello attuale.

La lotta al conformismo

La sua guerra perenne al conformismo, al consumismo, cause della cancellazione di ogni patrimonio antropologico e storico del nostro popolo, in nome di un livello di benessere fisico e intellettuale omologato ad arte.

Quello che definiva il nuovo e ben più pericoloso fascismo.

Non più imposto a reprimere la vera essenza delle persone, bensì a modificarla.

Creando un disagio interiore ogni qual volta si avverta inadeguatezza verso certi modelli della società, ad esempio la brama di accentramento e lo smembramento intellettuale e fisico delle province del secondo dopoguerra.

Faro culturale

Infatti lui definiva il fascismo storico come una maschera, una volta tolta, la struttura umana restava immutata.

La dinamicità con cui Pasolini trapassava la superficie della cultura e della cronaca italiana lo ha sempre reso scivoloso e inadatto a essere inglobato dal potere e dai suoi schieramenti.

Lui stesso diceva che l’onestà degli intellettuali sta nella conoscenza e nel rischio che ne consegue e…quanto ci manca oggi questo!

L’attitudine politica di Pasolini si potrebbe banalmente indicare col fatto che “lui stava con i più deboli”.

Affermazione inutile detta così a parer mio.

Le classi emarginate e fragili agli occhi del sistema erano per lui la forza vera e in parte incontaminata.

Umanità non da “frequentare” ma da “vivere”, da “respirare”, da “amare” e nel suo caso si potrebbe dire, a qualunque costo.

Il messaggio di Pasolini oggi

Pier Paolo Pasolini non so se sarebbe sopravvissuto in questa epoca tecnologica che insidia l’umanità come il petrolio riversato in mare, come il petrolio in cui lui stesso si sentiva affogare poco prima di essere ammazzato.

La sua critica a quella “cattiva maestra”, come lui chiamava la televisione, a quell’apparecchio che deteneva il potere dell’informazione senza che nessuno dei milioni di telespettatori avesse il diritto di replica, era invece un ben più alto grido verso l’impoverimento del patrimonio culturale e umano delle persone, nutriti e arricchiti solo di immagini e dalla “stupidità delittuosa della televisione”, in nome della diffusione di “valori falsi e alienanti”.

Ecco, su quest’ultimo punto mi fermo spesso a riflettere oggi.

Osservando il mio smartphone in mano penso che, se da una parte la tecnologia ha sopperito alla mancanza di partecipazione attiva delle persone, la stupidità delittuosa ci ha però precedentemente pugnalato ormai tante di quelle volte da farci arrivare all’era social sufficientemente neutralizzati e condizionabili.

Ad oggi ha vinto l’ipocrisia e l’insofferenza.

Ogni strumento di comunicazione sociale è corrotto fino all’osso dall’avidità.

Tangibile è la mancanza di tessuto scheletrico/muscolare anche solo emotivo da almeno venti anni a questa parte purtroppo mi sento di dire, per la maggioranza delle persone è evidente.

Interprete del presente

La voce di Pasolini a 45 anni dalla morte suona ancora con una trasparenza imbarazzante.

La sua visione di un’umanità decentralizzata, ma sparpagliata e identitaria, ad oggi sembra quasi interplanetaria.

Con un gioco di parole mi sento di dire che l’intellettuale vivo oggi è morto.

Ma la sua poesia e la sua critica sono ancora vive e vegete, per essere rilette, adoperate e assaporate.

Author Daniele Lencioni

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